I CETACEI DEL MEDITERRANEO

Andare per mare può regalare una profonda emozione: incontrare chi lo abita.
Il mare è uno scrigno colmo di ricchezze e il dovere di tutti coloro che lo vivono per lavoro, per passione o che ne subiscono l'antico fascino, è navigare con rispetto, conoscere l'ambiente nel quale ci si introduce e gli animali che lo popolano.

In queste pagine troverete informazioni sul Mediterraneo e sulle principali specie di mammiferi marini che attraversano le sue acque, descritti secondo i principali criteri per la loro identificazione, taglia, pigmentazione, silhouette, pinna dorsale e testa.

identificare i cetacei


Il Mediterraneo, per la sua ricchezza di biodiversità, rappresenta uno tra i più importanti ecosistemi al mondo. Il suo ambiente naturale è una combinazione di fattori geomorfologici e climatici omogenei e la sua diversità biologica è dovuta principalmente all'adattamento di molte specie alle estati calde e secche ed agli inverni miti che caratterizzano il nostro clima. Contribuisce a questa ricchezza anche l'elevata produttività primaria prodotta dai movimenti di masse d'acqua fredda nel bacino: in quest'area il vento e le correnti rimettono in circolo nella colonna d'acqua gli elementi nutritivi rendendoli disponibili per gli organismi planctonici, primo anello della catena alimentare. Un altro elemento importante è costituito dalle correnti che attraversano lo Stretto di Gibilterra e circolano verso la parte occidentale del Mediterraneo.
Queste correnti vengono sfruttate dai grandi pelagici (tonno e pesce spada) per la loro migrazione verso le zone di riproduzione o di deposizione delle uova, mentre molte specie marine, compresi cetacei e pesci, vengono attratti nel nostro mare dall'abbondanza di cibo, in particolar modo da crostacei di piccole dimensioni (Meganyctiphanes norvegica), che costituiscono il krill mediterraneo, base della catena alimentare pelagica, la cui concentrazione è massima da gennaio a luglio. Questo fenomeno si verifica soprattutto nell'angolo di mare compreso fra Liguria, Provenza e Sardegna settentrionale, cioè l'area marina tutelata del Santuario.
L'antropizzazione delle coste del Mediterraneo, caratterizzata dall'esponenziale incremento demografico e produttivo avvenuto nell'ultimo secolo, ha portato ad una progressiva diminuzione della biodiversità stessa, anche in considerazione del fatto che si tratta di un bacino semichiuso con un ricambio lentissimo delle acque. Le principali minacce che stanno mettendo a rischio specie, habitat e interi ecosistemi del nostro patrimonio naturale sono l'effetto dell'impatto delle attività umane: l'urbanizzazione, l'uso intensivo in agricoltura di fertilizzanti ricchi di azoto e fosforo e la conseguente eutrofizzazione delle acque, l'inquinamento causato dalle acque di scarico contenenti metalli pesanti e organoclorurati, la crescente espansione turistica, gli sversamenti di idrocarburi, l'introduzione di specie alloctone, il prelievo delle risorse ittiche caratterizzato da sovrasfruttamento e mancata applicazione di metodiche ecocompatibili.

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