STORIA DEL SANTUARIO DEI CETACEI


L'iniziativa di creare una vasta area protetta nell'alto Mar Mediterraneo nasce nel mondo delle associazioni ambientaliste e degli istituti di ricerca, osservata la presenza di un'altissima concentrazione di cetacei nel mare Mediterraneo e particolarmente nel bacino Occidentale. In queste acque si possono trovare balenottere comuni, migliaia di stenelle e altri cetacei come i grampi, i capodogli, i tursiopi, i globicefali, i delfini comuni, le orche, gli zifi, le balenottere minori, le pseudorche.


Il lungo iter burocratico che ha condotto alla nascita del Santuario si apre nel 1991, quando L'isituto Thetys presenta il progetto 'Pelagos'. E' la prima proposta per la creazione di un'area d'alto mare di massima protezione per i cetacei del bacino Corso - Ligure - Provenzale, dopo alcuni decreti della Marina Mercantile del '90 e Œ91 che avevano istituito una zona di tutela biologica ed il divieto di utilizzo delle reti derivanti nel tratto di mare compreso tra Punta Mesco (confine est ligure), Capo d'Antibes e Capo Corso.


Nel 199 si ha il primo passo ufficiale per la sua creazione: i rappresentanti dei Ministeri dell'Ambiente d'Italia, Francia e Principato di Monaco firmano a Bruxelles una dichiarazione d'intenti relativa l'istituzione di un Santuario Internazionale dei Cetacei del Mar Ligure.

Il 25 novembre 1999, i Governi d'Italia, Francia, e Principato di Monaco, condividendo le richieste delle associazioni ambientaliste e dei cittadini sensibili, firmano a Roma l'accordo definitivo che sancisce l'istituzione del Santuario, un'area di circa 100.000 km quadrati comprendenti le acque fra Tolone (costa francese), Capo Falcone (Sardegna occidentale), Capo Ferro (Sardegna orientale) e Fosso Chiarone (Toscana).


Nel 2001 il Santuario viene inserito nella lista delle Aree specialmente protette di importanza mediterranea (Specialy Protected Areas of Mediterranean Importance - SPAMIs) prevista dal Protocollo sulle aree specialmente protette e la diversità biologica nel Mediterraneo (Protocollo SPA) della Convenzione quadro per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera mediterranea (Convenzione di Barcellona). Nel febbraio 2002 il Santuario Internazionale per i Cetacei è entrato definitivamente in vigore con la sua ratifica da parte di Italia, Francia e Principato di Monaco. Il Santuario ricopre una superficie di circa 96.000 kmq, costituita da zone marittime situate nelle acque interne e nei mari territoriali dei tre stati, nonché dalle zone di alto mare adiacenti. I suoi limiti sono: ad ovest, una linea che va dalla punta Escampobariou (punta ovest della penisola di Giens: 43°01'70"N, 06°05'90"E) a Capo Falcone, situato sulla costa occidentale della Sardegna (40°58'00"N, 008°12'00"E); ad est, una linea che va da Capo Ferro, situato sulla costa nord orientale della Sardegna (41°09'18"N, 009°31'18"E) a Fosso Chiarone, situato sulla costa occidentale italiana (42°21'24"N, 011°31'00"E). Testo dell'accordo

In tale area, nel rispetto delle legislazioni nazionali, comunitarie ed internazionali, i tre Paesi firmatari si impegnano a tutelare i mammiferi marini di ogni specie e i loro habitat, proteggendoli dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività umane. L¹obiettivo viene perseguito attraverso:

- l'intensificazione dell'attività contro l'inquinamento di qualsiasi origine che possa avere impatto negativo sugli animali e il loro habitat;
- la soppressione progressiva degli scarichi tossici derivanti da fonti a terra;
- il divieto di catture o turbative intenzionali dei mammiferi marini;
- il divieto di competizioni a motore;
- l'adeguamento alla normativa comunitaria in materia di pesca;
- la regolamentazione delle attività turistiche di osservazione dei cetacei, (whale watching).


- I Paesi firmatari si sono inoltre impegnati a favorire programmi di ricerca scientifica e campagne di sensibilizzazione presso i vari utenti del mare, in particolare per quanto riguarda la prevenzione delle collisioni tra navi e mammiferi marini e la segnalazione di esemplari in difficoltà.

Ministero dell'Ambiente

 


 

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